Giuseppe Ambrosino fin da bambino ha mostrato spiccate tendenze artistiche, alimentate anche, in tempi lontani, dal suo prozio Carlo che, nel tempo libero, dipingeva quadri ad olio. Alle scuole medie, il suo insegnante di disegno notò le sue predisposizioni artistiche e cercò di suggerire ai suoi genitori di iscriverlo ad una scuola d'arte. Essi si opposero, e gli fecero fare invece gli studi classici. Nel tempo libero, comunque,egli continuò a fare disegni e a dipingere quadri ad olio, soprattutto paesaggi. Infatti ha sempre amato la natura, gli animali e la vita all'aria aperta, e da essi ha tratto spunto per le sue opere. Un giorno, camminando lungo il corso di un fiume , notò delle radici contorte che erano state trasportate dall'acqua e , dopo averle recise, se le portò a casa. Osservandole con maggiore attenzione, si accorse che ognuna di esse aveva una forma nascosta, che voleva apparire a tutti i costi e chiedeva alle mani dell'artista di essere liberata dalle parti superflue. Si mise subito all'opera, e da quei rudi pezzi di legno ricavò delle statue, che rappresentavano animali, arti, scene mistiche e ludiche. Cominciò a far vedere le sue opere ad alcuni critici pugliesi, che lo invitarono a partecipare ad una mostra collettiva in una galleria d'arte di Bari. In quell'occasione vinse il premio arti figurative" Amici del Salento", riscuotendo grande successo di pubblico e plauso da parte della stampa . Preso da molteplici impegni di studio prima e di lavoro dopo, ha comunque periodicamente esposto le sue opere, in diverse parti d'Italia, alternando pittura e scultura. Nel contempo, una volta laureatosi, ha cominciato a frequentare all'estero corsi di arte figurativa, per approfondire la sua tecnica. La sua vena artistica lo ha portato a esprimersi anche sotto altre forme. Accanito fumatore, riuscì a smettere di fumare sigarette fino all'anno 2000. In seguito alla morte del figlio Gustavo, avvenuta nel mese di luglio di quell'anno, ricominciò a fumare saltuariamente, scoprendo l'affascinante mondo della pipa. Ne comprò qualcuna, ma si rese conto che quelle di fabbrica non lo soddisfacevano e decise di cominciare a costruirsele da solo. Attualmente la sua collezione vanta una serie di oltre cento pipe, oltre a quelle che ha già venduto, tutte uniche e irripetibili, tutte lavorate a mano. Intanto la sua vena artistica si è allargata a nuove esperienze. Trovandosi in Austria per le vacanze, in un negozio comprò uno strumento, chiamato pirografo, una specie di saldatore elettrico con variatore di temperatura. In sostanza si tratta di una penna dotata di alcune punte metalliche di forma diversa, che sfrutta l'energia elettrica per incidere il legno lasciando delle bruciature nelle varie gradazioni del marrone, a seconda dell'intensità del calore e della pressione esercitata dalla mano. La pirografia ha una origine antichissima; ricerche storiche hanno evidenziato che già gli uomini primitivi usavano delle punte arroventate per decorare oggetti, immagini religiose, e in seguito anche le pareti di legno. Tra alti e bassi nella storia, la pirografia ebbe il suo fulgore in Inghilterra nel 1700. Oggi è un'arte poco diffusa, ma ha trovato ampia utilizzazzione nell'industria per la marcatura a fuoco. La tecnica artistica è difficilissima in quanto non sono consentiti errori di nessun genere, altrimenti il supporto è da buttare via. Gli effetti che si ottengono sono di rara bellezza e le opere ottenute sono uniche e irripetibili, in quanto non si troveranno mai due pezzi uguali, per la diversità del legno, per la diversa pressione esercitata dalla mano dell'artista e per la diversa temperatura delle punte utilizzate. Guardare per credere! La stessa tecnica è usata per decorare scatole portasigari o portatabacco.